18 giugno: Giornata Mondiale del Sushi (e perché in Italia ne mangiamo tanto, ma non sempre bene)
Oggi è il 18 giugno, Giornata Mondiale del Sushi. Buona occasione per un dato che fa girare la testa: nel 2025 in Italia abbiamo ordinato su Just Eat 714 mila chili di sushi, l’8,71% di tutti gli ordini fatti sulla piattaforma. Roma, Genova e Milano in testa. A livello globale il mercato vale quasi 7 miliardi di dollari e nel 2035 dovrebbe superare i 13 miliardi.
Numeri che dicono una cosa semplice: il sushi non è più una moda, è un settore. E un settore che cresce ha bisogno di persone che sappiano lavorarci, non solo di clienti che lo ordinano dal divano.
Qui si apre il problema vero. Fare sushi bene non vuol dire infilare riso e pesce in un’alga. C’è la temperatura del riso da controllare, il taglio del pesce che cambia in base al tipo di preparazione, l’abbattimento termico obbligatorio per il pesce crudo, la catena del freddo da rispettare in ogni fase. Saltare uno di questi passaggi non significa solo un piatto mediocre: significa un rischio sanitario concreto. Ed è il motivo per cui tanti locali — dal ristorante giapponese al banco sushi del supermercato, fino al delivery — fanno fatica a trovare personale che sappia davvero cosa sta facendo.
Il corso che riempie questo vuoto
Il nostro corso Corso Sushi e Cucina Giapponese con Stage PROFESSIONALE nasce per questo. Non è pensato per impressionare gli amici a cena: è una formazione per chi vuole entrare nella ristorazione giapponese con le competenze che il mercato chiede oggi.
Cosa imparerai:
- preparazione e condimento del riso secondo gli standard professionali
- tecniche di taglio del pesce per nigiri, sashimi, uramaki e roll
- abbattimento termico e norme HACCP specifiche per il pesce crudo
- gestione del banco sushi e organizzazione del lavoro in cucina
Il percorso è adatto sia a chi parte da zero sia a chi lavora già in cucina e vuole aggiungere una specializzazione richiesta — e pagata meglio della media.